Le città e la memoria 4

Zora

Tocca una cella per ricordarla, con le sue vicine

Costretta a restare immobile e uguale a se stessa per essere meglio ricordata, Zora languì, si disfece e scomparve. La Terra l’ha dimenticata.

Italo Calvino, Le città invisibili (Einaudi, 1972)

Nota

Zora è la città che chi l’ha vista non può più dimenticare: non per qualcosa d’insolito, ma perché resta nella memoria punto per punto, vie, case, porte e finestre, come in una partitura dove non si può cambiare una nota. È un alveare nelle cui celle ognuno può mettere le cose da ricordare: nomi, virtù, numeri, battaglie, costellazioni.

La scena è quell’alveare, con le altezze che si ripetono come un ritmo e un emblema in ogni cella. Un viaggiatore percorre l’itinerario di tetto in tetto, e ogni cella che tocca si ricorda. Quelle che nessuno visita languono: impallidiscono, sprofondano, spariscono, a cominciare dagli anelli esterni.

Toccate una cella: torna su, con le sue vicine, e il suo emblema gira. Se nessuno tocca niente, di Zora resta solo l’itinerario; poi ricresce dal centro, e ricomincia a dimenticarsi.

Le citazioni sono brevi estratti a scopo di commento. Il testo integrale è nelle edizioni pubblicate del libro. Città di Ottavia, Valdrada & colonna sonora ispirate da "Monument Valley" di ustwo games.

Le città invisibili