Le città e il cielo 3

Tecla

Tocca una torre per costruire una campata · tocca il cielo per il tramonto · trascina per guardarti intorno

Chi arriva a Tecla vede poco della città, dietro gli steccati di tavole, le tettoie di tela di sacco, le impalcature, le scale a pioli. Il lavoro cessa al calar del sole: il cielo si riempie di stelle, ed «ecco il disegno», dicono.

Italo Calvino, Le città invisibili (Einaudi, 1972)

Nota

Tecla è una città che non finisce mai di costruirsi, nascosta dietro steccati e impalcature; a chi chiede perché ci voglia tanto tempo, gli operai rispondono che è così che la sua distruzione non può cominciare, e a chi chiede il progetto dicono che lo mostreranno a lavoro finito. Al calar della sera il cielo si riempie di stelle: ecco il disegno.

La scena lo prende alla lettera: i nodi dell’impalcatura diventano le stelle del cielo, e le stesse travi che reggono il legno in basso disegnano lassù linee appena visibili, cosicché il progetto non è chiuso in un ufficio ma si compone, campata dopo campata, nel buio. Di giorno la città è solo ponteggi, teli e gru che girano lente; nulla è mai finito perché finire non era lo scopo.

Toccate una torre per aggiungere una campata e vedrete una gru voltarsi a servirla, o toccate il cielo stesso per chiamare la fine della giornata. Quando le stelle si accendono, sfiorate una delle linee sottili e si farà più chiara, come se il progetto, per un istante, ricordasse a quale trave apparteneva.

Le citazioni sono brevi estratti a scopo di commento. Il testo integrale è nelle edizioni pubblicate del libro. Città di Ottavia, Valdrada & colonna sonora ispirate da "Monument Valley" di ustwo games.

Le città invisibili