La città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere.
Nota
Inutile descrivere Zaira dagli alti bastioni contando gradini e tetti. La città è fatta di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato: la distanza dal suolo d’un lampione, la linea tesa dal lampione alla ringhiera di fronte e i festoni del corteo nuziale, l’altezza di quella ringhiera e il salto dell’adultero all’alba.
Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, nei corrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere. Nella scena, di tanto in tanto, un’onda di luce calda sale dal mare e corre su per le vie e le scale; dove passa, sugli spigoli, le grate, i corrimano, i parafulmini, le aste, compaiono sottili segni d’oro (graffi, tacche, volute) e restano. A poco a poco la città diventa incisa come un palmo.
Toccate un punto qualunque: da lì parte un’onda, e scrive la città dove passa.
Le citazioni sono brevi estratti a scopo di commento. Il testo integrale è nelle edizioni pubblicate del libro. Città di Ottavia, Valdrada & colonna sonora ispirate da "Monument Valley" di ustwo games.