Se vai fischiettando, il naso ritto dietro il fischio, la conoscerai dal basso: davanzali, tende che sbattono, zampilli. Se cammini a testa china, le unghie confitte nei palmi, il tuo sguardo sarà tutto per terra, nei tombini, nelle squame dei pesci, nelle cartacce.
Nota
Zemrude non ha una forma sola. Chi la percorre fischiettando, il naso all’insù dietro il fischio, la conosce dai davanzali, dalle tende che sbattono, dagli zampilli; chi cammina a testa china, le unghie confitte nei palmi, la conosce dai tombini, dalle squame dei pesci nelle pozze, dalle cartacce. Calvino non dice quale dei due sguardi sia il più vero: sono entrambi Zemrude, e la città prende la forma dell’umore di chi l’attraversa.
Qui quella scelta è diventata una misura sola, presa da dove porti gli occhi. Alzate lo sguardo e le imposte si spalancano, le tende volano fuori dalle finestre, le cassette fioriscono di zafferano, una fontana getta il suo filo d’acqua, le rondini girano alte e i muri si scaldano di un colore più caldo. Abbassatelo, e le imposte si richiudono, i fiori si ritirano, i muri si fanno grigi come la calce lavata, e ai vostri piedi riappaiono il canale della grondaia, i tombini, le cartacce, le pozzanghere, le scaglie dei pesci lasciate dal mercato del mattino.
Niente sparisce davvero: tutto si stempera nell’altro stato, continuo, mentre trascinate lo sguardo su o giù. Toccate una finestra, e le sue imposte si spalancano di colpo, la tenda vola fuori qualunque sia il vostro umore; toccate la strada, e un colpo di vento farà correre le carte e disperdere le rondini. Zemrude non è due città ma una sola, rifatta ogni volta da come portate gli occhi.
Le citazioni sono brevi estratti a scopo di commento. Il testo integrale è nelle edizioni pubblicate del libro. Città di Ottavia, Valdrada & colonna sonora ispirate da "Monument Valley" di ustwo games.